Il servizio di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del secondo raggruppamento di Cardio-bronco-pneumologia, consente all’endocrinologo la possibilità di ricoverare e di assistere in prima persona i pazienti affetti da patologie specifiche.

Lo stesso è  responsabile di un Servizio di diabetologia, di malattie metaboliche in genere, e di malattie endocrine. Tale Servizio, al quale afferiscono per consulenza in modo particolare le aree dell’alta specialità (Elettrofisiologia, Emodinamica, Cardiochirurgia, Terapia intensiva), non è sovrapponibile ad un ambulatorio monospecialistico, ma è modulato in modo da confrontarsi e condizionare le attività cardiologiche, cardiochirurgiche, e bronco-pneumologiche.  

Facciamo ad esempio delle osservazioni particolari: Il diabete del tipo 2 viene nell’epoca moderna scientificamente definito come una malattia cardiovascolare e cerebrovascolare, in ragione del fatto che le complicazioni, spesso mortali, non sono più di ordine strettamente metabolico (vedi coma diabetico o crisi ipoglicemiche), ma di ordine cardio-vascolare e cerebrovascolare (vedi malattia coronarica, ipertensione arteriosa, arteriopatie ostruttive periferiche, ictus cerebrale di natura trombo-embolica o di natura emorragica). Un intervento di rivascolarizzazione che sia emodinamico o chirurgico presenta un basso molto basso di recidive solo se praticato in stato di equilibrio glicemico.

Sempre nell’ambito delle malattie metaboliche si conoscono i fattori di rischio cardio-vascolare secondari all’aumento del colesterolo-LDL, dei trigliceridi, e dell’omocisteina, e i rischi di insufficienza renale nei disturbi del metabolismo delle purine.

Prendendo in esame le malattie endocrine troviamo tra i cardiopatici un’alta incidenza di malattie della tiroide, talvolta iatrogene, che condizionano e sono condizionate dall’evoluzione dalla cardiopatia e della tireopatia. L’esempio classico è quello dell’ipotiroideo severo che corre il rischio di non risvegliarsi dall’anestesia se la funzione della tiroide non viene ripristinata. Altro esempio è il fibrillante ad alta risposta, ipertiroideo, che vedrà fallire qualsiasi trattamento elettrofisiologico, senza la normalizzazione della funzione tiroidea. Altro esempio anche se raro: delle crisi ipertensive potrebbero dipendere da un tumore della parte midollare dei surreni. Parliamo del feocromocitoma.  Andando nel campo bella bronco-pneumologia, troviamo che l’impiego prolungato dei cortisonici può inibire nel tempo la secrezione normale della corteccia dei surreni, con rischio notevole di recidive di insufficienza respiratoria.Da non sottovalutare il fatto che l’impiego terapeutico prolungato dei cortisonici può slatentizzare un diabete del tipo 2. Sempre in questo campo ricordiamo le insufficienze respiratorie secondarie al gozzo immerso, e ancora l’incidenza del diabete e dell’obesità nella Sindrome delle apnee notturne. Interrompiamo a questo punto il discorso che potrebbe protrarsi all’infinito e che è stato fatto solo per ribadire il carattere specifico nell’ambito cardiologico, cardiochirurgico, e bronco-pneumologico di un Servizio del genere.

Responsabile

Dott. Attilio Spidalieri

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